giovedì 4 dicembre 2014

Scrubba che ti passa: il sapone nero e il suo guanto

Oggi voglio parlare di un sapone di cui non conoscevo l'esistenza fino a qualche mese fa, e che mi sta stupendo sempre più: il sapone nero del Marocco (o di hammam).

In realtà non è proprio nero, come si vede nella foto, ma ha più un color marrone/verde molto scuro. A me ricorda un po' la marmellata di prugne. E' fatto con il 100% di ingredienti naturali, ricavato dall'olio d'oliva e molto ricco di vitamina E (o tocoferolo) e acidi grassi. 
Io non ho la vasca da bagno, ma lo uso sotto la doccia e devo dire che è un toccasana per la mia pelle ultrasecca. Nella maggior parte dei casi te lo forniscono con anche il guanto esfoliante (kassa), ma se non doveste trovarlo si trova facilmente nelle erboristerie più fornite oppure su internet. Io l'ho comprato da bioprofumeria.it e te ne forniscono una bella quantità (600 ml, prezzo 19,50 €) con anche il guanto esfoliante. Ne basta poco, e svolge egregiamente il suo lavoro.
Io lo uso in due modi:
- a mo' di impacco/maschera: prima mi insapono, poi lo lascio agire per qualche minuto (mentre, ad esempio, mi massaggio i capelli con lo shampoo) e risciacquo. Dopodiché passo il guanto esfoliante.
- guanto+sapone: non è il metodo classico e raccomandato, è semplicemente il mio metodo, e lo adotto quando ho fretta e non mi sto lavando i capelli. Consiste semplicemente nel passare con piccoli movimenti circolari il guanto su tutto il corpo assieme al sapone, precedentemente cosparso e "schiumato" sul guanto.

La consistenza è solido-gelatinosa, ma a contatto con l'acqua si fa subito cremoso.
Gli scrub sono di mille tipi - io li adoro, perché ho una pelle da coccodrillo, soprattutto dal ginocchio in giù e sulle braccia - se ne possono fare di casalinghi con zucchero, miele, limone e altri ingredienti idratanti ma anche con varianti "scrubbanti" come ad esempio i semi di fragola o i noccioli di oliva tritati (aroma-zone.com). Io amo particolarmente quelli in panetto, per la loro praticità di utilizzo, ma non disdegno metodi alternativi come appunto il sapone nero. 

Lavarsi e basta non è sufficiente per togliere al meglio le cellule morte e far sì che la nostra pelle non sia soggetta a tutte quelle spiacevoli imperfezioni quali peli incarniti, punti neri e, per chi la pelle secca come la mia, squame! Quindi gente, scrubbatevi il più possibile, maschietti inclusi!



lunedì 1 dicembre 2014

Shampoo solidi Lush: sì o no?


Torno ancora una volta sull'argomento Lush perché c'è un prodotto che mi sta particolarmente a cuore: gli shampoo solidi. Comodissimi soprattutto in viaggio, hanno un grande difetto: l'SLS, ovvero il sodium lauryl sulfate. Non so se la Lush lo usi perché altri tensioattivi non puliscono bene quando lo shampoo è in questa forma o se perché è più economico di altri, fatto sta che, nonostante sul biodizionario (www.biodizionario.it) questo tensioattivo abbia bollino verde perché biodegradabile, è fuori discussione che sia aggressivo.
Ora, aggressivo è ben diverso dal dire pericoloso, inquinante o cancerogeno, perciò io continuo ad acquistare gli shampoo solidi Lush perché li alterno a shampoo liquidi con tensioattivi migliori. Poi è tutto soggettivo! Se avete la cute particolarmente sensibile, non ve li consiglio, come non vi consiglio lo shampoo Big (liquido ma con SLS e sale grosso intero!), che lava e sgrassa meglio dell'acqua ragia ma è veramente troppo, troppo aggressivo. 
A me non hanno dato problemi se alternati con shampoo liquidi, però ho notato che appunto, se usati in modo esclusivo, tendono a seccare i miei capelli già molto secchi o addirittura a farmi prudere la cute in periodi (estate) di lavaggi intensi e frequenti. 
Poi ce ne sono di meglio e di peggio: i nuovi (Copperhead, Braziliant, Montalbano ecc) hanno INCI migliore rispetto ai vecchi. In particolare mi piange il cuore nel dover rinunciare a Godiva, shampoo davvero niente male ma con INCI veramente non accettabile.
Altra cosa è il tensioattivo SLES, sodium laureth sulfate. Questo non è amico dell'ambiente - non è biodegradabile, bollino giallo sul biodizionario - ma è meno aggressivo sui capelli e sulla cute, soprattutto se ben bilanciato (da una betaina, ad esempio, ma per più info su questo vi rimando a carlitadolce). La Lush non ne fa uso sugli shampoo solidi, mentre lo usa per il prodotto FUN (dove non è comunque opportunamente bilanciato).
Per rispondere quindi al quesito da me posto: cute sensibile e capelli secchi? Shampoo solidi Lush NO. Cute e capelli grassi, niente ipersensibilità o allergie varie a cosmetici? Shampoo solidi Lush SI, ma alternandoli sempre e comunque a shampoo liquidi meno aggressivi (o per nulla aggressivi, tanto meglio).
Io vado a periodi, al momento ho terminato Godiva che mai più ricomprerò e non so se passerò a un altro shampoo solido (soprattutto in vista dei miei 8 giorni a Londra durante la chiusura Natalizia) oppure no.. Se lo farò sicuramente sceglierò quello con l'INCI più soddisfacente e non lo userò più di una volta a settimana.
Resta comunque un prodotto utilissimo per chi viaggia spesso e con soltanto il bagaglio a mano, magari, oltre che un prodotto innovativo.
Ci sono comunque modi per farseli a casa (www.aroma-zone.com alla sezione delle ricette "shampooing barre", sotto "famille") usando tensioattivi meno feroci.

Buone lavate di testa!

Siliconi? No grazie!

Mi sono convertita all'ecobio. E ci ho guadagnato in salute! Quando posso cerco di farmi i prodotti da me, quando no (principalmente per mancanza di tempo e di difficoltà nel reperire il materiale) li compro su internet solo da siti ecobio, che quindi vendono soltanto prodotti certificati ecobio.
Il che significa non solo amici della natura (ecologici e biologici) ma anche che contengono ingredienti naturali e non siliconi, PEG, paraffine di altro tipo, conservanti tipo parabeni, formaldeide e altre sostanze tossiche o cancerogene.
Per molto tempo sono stata Lush addicted, e ho comprato di tutto di più senza chiedermi troppo cosa ci fosse dentro ai prodotti. Ora ho iniziato a boicottare diversi prodotti, che a mio parere, oltre ad essere troppo costosi per quello che offrono, contengono sostanze decisamente poco naturali, spesso sostituibili con altre che hanno la stessa funzione (ma sono sicuramente più care per loro!) e potenzialmente dannose per pelle e capelli. Questo riguarda principalmente saponi (contengono l'EDTA) e le creme (contengono la triethanolamine, potenziale sviluppatrice delle cancerogene nitrosammine), anche se ci sono diversi shampoo che contengono tensioattivi poco delicati come il sodium laureth sulfate o il sodium lauryl sulfate, e sono davvero pochi quelli che a questo ingrediente (sempre ai primissimi posti) fanno seguire una betaina (che rende il prodotto accettabile perché in qualche modo contrasta l'aggressività del tensioattivo). La Lush ha comunque il pregio di non usare siliconi, perlomeno. Continuerò sicuramente ad acquistare gli oli da massaggio, con INCI verde e assolutamente eccezionali, e per la loro comodità anche alcuni shampoo solidi ovviando al problema del tensioattivo con l'alternarli a shampoo ecobio liquidi con tensioattivi di altro tipo. Anche FUN è un buon prodotto, nonostante il sodium laureth sulfate, però lo trovo un po' troppo caro. Le polverine (la special edition first snow, figli delle stelle ec) sono tutte ottime e verdi. Il mio prodotto preferito restano comunque i detergenti viso solidi (Aqua marina, Maisenza, Erbalibera e Angeli a fior di pelle) seppur carucci non me li faccio mai mancare, perché non contengono ingredienti dannosi e i soldi ce li spendo volentieri.
Abbandonando la Lush per il momento, attualmente sto rodando alcune marche ecobio. Per quanto riguarda il make-up trovo molto valide la Avril e la Benecos, sia perché appunto ecobio sia perché hanno costi decisamente inferiori alla media. Per farvi un esempio, un rossetto completamente ecobio della Avril costa dalle 7 alle 8 € a seconda di dove lo si acquista, mentre provate a guardare i prezzi dei rossetti della Lush e vi verrà un colpo.... Ok, la Kiko li fa a 2 o 3 €, ma provate a guardare gli ingredienti!
Sono assolutamente dipendente dal lucidalabbra Benecos "rose garden": colore eccezionale che si può modulare con una singola o più applicazioni, non è colloso e ha un profumo spaziale! Anche questo ha un costo che si aggira intorno alle 7 €.

Per quanto riguarda i cosmetici home-made ho scoperto a ottobre un sito, www.aroma-zone.com, purtroppo per chi non sa il francese proibitivo in quanto non hanno nemmeno contemplato una traduzione in inglese. E' davvero fornitissimo, non solo di materie prime ma anche di flaconi e di materiale per il dosaggio e la produzione vera e propria. Gli oli essenziali e vegetali, poi, hanno prezzi davvero ottimi.
I siti su cui acquisto i più svariati prodotti per ora sono mondevert e la bioprofumeria, ma ce ne sono tanti altri, basta che cerchiate bioecocosmesi su google e vi esce un mondo.
Il mio guru per l'ecobio è Carlita Dolce, provate a cercarla su youtube se vi interessa, è ferratissima in materia e capisce anche parecchio di chimica (se non ricordo male è tecnico di laboratorio biomedico) e ha anche un blog, www.carlitadolce.com. Da checkare e farsi un po' una cultura, se si vuole spendere poco ma avere risultati ottimi sia per la pelle che per i capelli.
Non è difficile, ve lo assicuro, per fare la maggior parte dei prodotti non serve essere chimici o avere chissà che esperienza in materia! Se ci riesco io ci riescono tutti!
Insomma, il succo è basta siliconi e sostanze che ci fanno solo male e che non valgono il prezzo che ci fanno pagare! 

Come si cambia....

Per non morire. Diceva una canzone.
Ne è passato di tempo dal mio ultimo post. Non sono mai stata una blogger prolifica, anche perché non è che il mio blog abbia mai suscitato tutto questo interesse. Lo faccio principalmente per me, perché sono sempre stata una che ha amato scrivere (più che altro a penna) per sfogarsi un po' o per raccontarsi, e credo che sia arrivato il momento di aggiornare la situazione anche qui indipendentemente da chi la leggerà.
L'anno scorso a ottobre ho cambiato vita.
E con cambiare vita intendo principalmente aver mollato il fidanzato e aver cambiato casa.
Ora vivo a 2 km a mezzo da lavoro contro i 45 di prima, quello che risparmio in benzina lo spendo di affitto ma almeno non rischio la vita per la strada e riesco bene o male a gestire la casa senza dover ricorrere alla donna delle pulizie.
Anche perché adesso la mia casa è molto più ridotta dei 200 metri quadri della casa che il mio ex volle per Grosseto. Anche a me piaceva, non lo nego, ma non era facile da mantenere e dovevamo per forza ricorrere alla donna delle pulizie (e via 200 € al mese. Ci son modi migliori per spendere i soldi).
A volte penso che ho aspettato troppo, ho sofferto troppo senza fiatare anche perché le volte che mi ero provata a fargli capire che c'era qualcosa che non andava guarda caso la colpa era sempre la mia, alla fine del discorso.
Ora mi sento di aver riacquistato non solo la mia libertà, ma me stessa. Mi sono ritrovata. E me lo dicono tutti, che Ilaria è tornata.

Questa è una foto scattata dal mio attuale (e spero definitivo!) fidanzato, che è anche il mio collega (non "un" collega, visto che mandiamo avanti l'ufficio del vivaio da soli), il 28 giugno scorso al soundcheck dell'unico concerto dei Goosebumbs del 2014. Ora ho i capelli corti, un bob scalato che mi fa perdere 0 tempo per asciugarmi la testa a confronto con la chioma di prima! Del resto si sa, quando una donna fa qualche grande cambiamento nella sua vita di solito cambia anche i capelli.

giovedì 8 agosto 2013

Piccole cane crescono

La mia cana è lievitata.
Non c'è da stupirsi, visto che il mio ultimo post risale a dicembre dell'anno scorso.
Ora ha 14 mesi ed è in pieno calore. Il primo. Sta sbroccando di brutto.
E soprattutto sta mangiando una mutanda dopo l'altra (ho il parquet in casa, mi tocca tenergliele con tanto di assorbente!). Visto che costano 5 euro l'una quando va bene, menomale che alle cane vengono soltanto due volte l'anno (e durano 15/20 gg!) altrimenti mi ci vuole il mutuo.


















lunedì 17 dicembre 2012

I nostri migliori amici

Retorica?
No.
Ora che ce ne ho uno tutto mio posso dire che è vero.

La palla di pelo in foto si chiama Aurora. Il mio ragazzo le ha dato il nome pensando non a quei fantastici fenomeni atmosferici chiamati aurore boreali o australi, e neanche a quella parte del giorno che non è notte e neanche alba.
L'ha chiamata come un inverter. Sapete, quei cosi che convertono la luce assorbita dai pannelli solari in elettricità. Più o meno, non sono del settore. Insomma, niente di romantico.
Ma lei se ne frega e va fiera del suo nome.

Mica penserete che è solo un batuffolo da coccolare e con cui giocare. Per certi versi è come avere un figlio. So che non posso fare questo paragone, che un cane difficilmente ti sveglia alle 3 di notte perché ha bisogno del latte e non devi cambiarle pannolini puzzolenti.
Ma devi sempre pulire la piscia e la cacca che nei primi mesi di vita la bestiola rovescia in ogni angolo della casa, acchiapparla al volo quando rientra dal giardino per cercare di asciugarle le zampe prima che sporchi di fango tutto il parquet, urlarle NO!! e sentire uno ad uno i capelli che si rizzano ogni volta che la sorprendi a scavare una buca in giardino (ovviamente sul lato della Dichondra), a mangiare il tappeto o a rosicchiare il muro.

Queste e tante altre belle cose si devono fare (DEVO fare), tra le quali non è da meno quello che il boyfriend ha ribattezzato il "cacca-tour", ossia quello che la sottoscritta (e non il boyfriend) deve fare ogni sabato mattina in giardino munita di guanti di lattice e sacchetti di plastica per togliere i "ricordini" che Aurora lascia ogni giorno sparsi sull'erba (e sulla Dichondra!!!) e che, sì, faranno anche concime, ma arrivati al venerdì sera quando apro la finestra sembra di stare in mezzo a un allevamento. E non di cani.

A parte questi aspetti poco piacevoli dell'avere un cane, il resto è un'esperienza unica.
E sapete qual è la cosa più bella (e pure più strana)? Accorgersi di come, crescendo, il cane faccia suoi alcuni aspetti del carattere del padrone. Dei padroni, nel caso nostro, visto che il proprietario ufficiale è il boyfriend ma nella realtà dei fatti io sono praticamente sua madre. O comunque la tata.
Aurora, nello specifico, è una gran paracula. E pure un po' ruffiana. Tratti che non ha certo preso da me...
Ma è anche molto socievole e determinata, e qui posso dire che abbia sicuramente attinto dalla mia personalità :)

Potete crederci o meno, ma ciò che è certo è che ora ho un'amica in più.
Perché c'è poco di più bello di un cane che sa quando stai male e viene a consolarti, che sa quando hai bisogno di coccole e viene a sedersi accanto a te porgendoti la testa, che impara velocemente quello che mai speravi potesse imparare, che ti corre incontro anche quando è passata solo mezz'ora dall'ultima volta in cui ti aveva vista.

Chi ha un cane lo sa: queste piccole perle di gioia che il nostro migliore amico ci regala valgono tutte le arrabbiature per le buche scavate e i tappeti mangiati, tutte le cacche raccolte e tutte le pipì asciugate.









Giardinando

Quando ho visto i due giardini della nostra nuova casa, dove stiamo in affitto dai primi di novembre, ho avuto due reazioni contrastanti. La prima, di stupore. Stupore e meraviglia per il Trachelospermum jasminoides (o falso gelsomino, quello che profuma le strade dei paesini di mare), cresciuto così tanto da arrivare al tetto e che abbraccia un'intera parete in compagnia di altri rampicanti, come Hedera e Vitex. Ma anche per i grossi cespugli di Salvia officinalis e Rosmarinus officinalis Pyramidalis, i cui rametti ho già iniziato ad usare in cucina. Stupore e meraviglia c'erano anche per i 6 oleandri (Nerium oleander) di 3 metri che adornavano il bordo del giardino di fronte, proprio accanto al cancellino di ingresso. Ma li hanno potati prima che traslocassimo.

Altro stupore per la Cordyline indivisa (o Dracena, volgarmente), anche lei sui 3 metri e dalle tante chiome, che sembra voler abbracciare il giardino sul retro dove regnano 3 limoni in vaso, due giuggioli (Ziziphus ziziphus), la Dicondra (Dichondra repens) e.....
......il pratino all'inglese. Proprio come nel giardino di fronte, tra l'altro.
Ecco la seconda reazione. Non di stupore o meraviglia, ma di fastidio. Un pratino all'inglese in Maremma vuol dire litri e litri d'acqua d'innaffiatura. Per una attenta agli sprechi, non è proprio il massimo.

La cana ha già scavato un paio di buche (e si è già beccata sonore brontolate che entrano da un orecchio escono dall'altro). Una sulla dichondra (la ucciderei!!!) e una in pieno pratino inglese. Di quella quasi quasi ero contenta. Così toglie l'erba e io a marzo, imperterrita, ci pianto la Dichondra. L'ideale sarebbe un bel prato di Phyla nodiflora (o Lippia, o Wittadinia), che non si taglia e non si annaffia e fa dei deliziosi fioricini mieliferi. Ma dovrei sbudellare tutto il giardino e non credo che la cana apprezzerebbe le api.
Se non avete mai visto la Lippia, eccola qui.

Perché sprecare litri e litri d'acqua per mantenere un prato che non è fatto per stare nell'aridità e nell'afa della Maremma?
Non è meglio dotarsi di piante che sopravvivono in questo clima senza sforzo?

lunedì 19 novembre 2012

Acqua e fango

Un incendio si spegne.
Ma un'alluvione non si ferma.
Erano le 8 di mattina quando, cercando di andare a lavoro sotto cascate di pioggia, sono arrivata ad Albinia, a 3 km dal vivaio in cui lavoro. Di solito non passo da lì, ma il bivio di San Donato era già sommerso, l'acqua che quasi toccava il cartello.

La gente di Albinia aveva già, in alcuni punti del paese, l'acqua alle ginocchia.
Alle 9 l'esondazione dei due torrenti affluenti dell'Albegna, la cui acqua ha spazzato via l'intero paese di Albinia e i campi intorno.
Non c'è più niente, solo il fango.

Grazie al fatto che la mia non è una macchina sportiva ma un Pandino, sono riuscita in qualche modo a tornare a casa, dopo mille giri intorno all'Aurelia già interrotta da Newjersey e guardrail strappati dall'acqua, già occlusa da laghi di acqua marrone.
Durante il tragitto tra acqua a scroscio e fango pensavo a cosa sarebbe successo ad Albinia, dove c'erano soltanto una macchina dei vigili e una della forestale a dire alle persone di tornare verso nord.

Dopo un viaggio di tre ore, tra andare e tornare, aperta la porta della mia nuova casa a Grosseto mi sono sentita fortunata come mai in tutta la mia vita.

Un mio collega ha perso casa e auto, un'altra l'auto, un'altra ha un parente isolato.

5 morti.
E se fossero stati gli argini dell'Albegna a rompersi di colpo, sarebbero stati molti di più.

In questi giorni ci chiamano al vivaio, ci chiedono come stiamo, se abbiamo avuto danni. Ne abbiamo avuti, sì, molti. Ma ci è andata anche bene, se pensiamo a chi non ha più niente. Nonostante tutto, il 15 è arrivato puntuale lo stipendio.
E allora eccolo, il senso di colpa dei sopravvissuti. Quella consapevolezza di poter fare ben poco per cambiare la situazione.

Impotenza. Ecco quello che si prova. Ed è la peggiore delle sensazioni.

venerdì 13 aprile 2012

sentirsi meglio

Vi è mai capitato di portare rancore verso una persona per mesi, oppure di tenervi qualcosa dentro per lo stesso tempo, di avere voglia di andare a chiarire delle cose perché ormai puzzano di stantio, perché la tensione non fa bene a nessuno e dopo mesi uno scoppia?
Bene. Allora mi potete capire.
Stasera ho appena visto di nuovo il sorriso sulle labbra del mio uomo, che da tanto sperava che risolvessi un problema nato con una persona a lui cara per una cavolata, per un misunderstanding a cui si è reagito eccessivamente e a cui si è dato troppo peso. Ogni tanto farebbe bene ricordarsi che la vita è breve e che non si sa quando ce ne andremo da questo mondo, e che è sempre meglio risolvere i problemi e le situazioni di conflitto non appena ne abbiamo l'occasione. Mi sono sentita un po' come mi sentivo quando ero una ragazzina e vivevo con mia madre. Litigavamo spesso e ogni volta, anche quando sapevo di aver ragione, andavo a chiarire prima di andare a letto. Avevo sempre in mente che, seppur sembri un pensiero ingiustificatamente tragico, se per qualche motivo una delle due non si fosse risvegliata, avremmo avuto il rimorso di non aver voluto far pace per tutta la vita. A che serve portare rancore? Se si porta rancore significa che di quella persona, quella di cui non riusciamo neanche a parlare, ci importa più di quanto non vorremmo. Quindi non ha senso conviverci aspettando che passi. Se non facciamo qualcosa, non passerà mai.

mercoledì 14 marzo 2012

The Collector - John Fowles


Un po' meno di un mese fa ho deciso di leggere questo libro, perché adoro Steven Wilson e uno dei pezzi del suo ultimo album, Index, probabilmente non sarebbe esistito (parole sue) se lui non avesse letto The Collector, di John Fowles.
Ero troppo curiosa, capite. Non potevo non leggerlo. Adoro Index, il suo testo perverso e oscuro e l'arrangiamento musicale che ti trascina in un vortice di sensazioni contrastanti.
Me lo sono letto in tre giorni, sul mio Kindle, tutto d'un fiato. Versione originale, perché in italiano non c'era, ma credo sia stato meglio così.
Non avevo mai letto niente di John Fowles e devo dire che è un autore eccezionale. Non riuscivo a smettere di leggere, e per me questa è una delle regole per definire un libro come ben scritto. Il punto di vista della narrazione cambia a metà libro ma non dà fastidio.
E' la storia di un collezionista di farfalle, evidentemente sociopatico, che si innamora di una ragazza con cui non ha mai parlato e per conquistarla decide di rapirla e rinchiuderla in una casa isolata, con la speranza che lei possa apprezzarlo per quello che è e amarlo a sua volta.
Alla fine mi sono sentita scossa e come svuotata delle forze. Ammirevole la capacità con cui Fowles costruisce i dialoghi, con un modo tutto suo di riportare il discorso diretto tra i due protagonisti (leggetelo e capirete perché).
Totally gripping.




martedì 7 febbraio 2012

quotes of the day

Scarlett Thomas è una delle autrici più brillanti della nostra epoca. Stile vivace, pieno di idee. Si intrufola in materie come la fisica quantistica, la crittografia, l'omeopatia, la psicologia e la medicina ed esce da questi confronti con delle storie che è un peccato non leggere. E'forse l'unica autrice in cui mi rispecchio, talmente tanto che - e non vorrei suonare pretenziosa - è come lei che scriverei se ne avessi la capacità. E' dei temi che affronta lei, di cui mi divertirei a scrivere. I suoi libri sono da leggersi tutti di un fiato, perché semplicemente non puoi fare altrimenti.
Di seguito alcune sue quotes, in inglese però, perché quando posso amo citare gli autori nella loro lingua madre. La traduzione, si sa, perde sempre qualcosa per strada.

“Real life is physical. Give me books instead. Give me the invisibility of the contents of books, the thoughts, the ideas, the images. Let me become part of a book. . . . an intertextual being: a book cyborg, or, considering that books aren't cybernetic, perhaps a bibliorg.”
(The End of mr. Y")

“I wonder if the reason I tend to say yes to everything is because I deeply believe that I can survive anything.”
(The End of mr. Y)

“If something wants to be a story, it will be.”
(The End of mr. Y)

“Over to my left is the big grey wall in front of the church.

Are we the Thoughts of God? a poster asks.

No, I realise. It's the reverse. ”
(The End of mr. Y)

“So if we're all quarks and electrons ..." he begins.

What?"

We could make love and it would be nothing more than quarks and electrons rubbing together."

Better than that," I say. "Nothing really 'rubs together' in the microscopic world. Matter never really touches other matter, so we could make love without any of our atoms touching at all. Remember that electrons sit on the outside of atoms, repelling other electrons. So we could make love and actually repel each other at the same time.”
(The End of mr. Y)

“One of the paradoxes of writing is that when you write non-fiction everyone tries to prove that it's wrong, and when you publish fiction, everyone tries to see the truth in it.”
(Our tragic universe)

“I don’t have bionic arms, and I have absolutely no stamina. Once I rubbed out the penciled-in marginalia of a hundred pages of a book that I wanted to photocopy (long story) and afterwards it felt like I’d been wanking off a giant for a hundred years.”
(The End of mr. Y)

“Not all events are stories.”
(Going out)

“People make events into stories. Stories give events meaning.”
(Going out)


lunedì 6 febbraio 2012

Monotonia vattene via

Insomma, secondo una dichiarazione fatta dal nostro attuale premier qualche giorno fa, che ha suscitato non poco scalpore, dobbiamo essere felici di rimbalzare da un lavoro a un altro perché sennò la nostra vita sarebbe troppo monotona. I suoi l'hanno presto difeso ribadendo che con la sua dichiarazione il dott. Monti non voleva dire che il precariato è bello, né che i datori di lavoro fanno bene a tenerci a progetto per tempi lunghissimi (oppure per qualche mese e poi cari saluti ci vediamo ma anche no). Ciò che voleva dire era, infatti, che il tipo di lavoro dovrebbe restare sempre lo stesso, ma che magari può essere un bene (addirittura meglio) svolgerlo una volta per un'azienda, una volta per un'altra. Ora, secondo me in certi casi può anche andare bene, e mi riferisco a chi porta la sua professione con sé ovunque si trovi, come i giornalisti o i traduttori. Ma chi, come me, lavora in ufficio per un'azienda? Lasciate stare la mansione. Chi, come me, ha preso una casa in affitto, da solo/a o in compagnia, e ha firmato un contratto d'affitto della durata di qualche mese, magari di un anno? Dobbiamo davvero essere felici di stare in perenne mobilità? Capisco che più esperienze si fanno più ci arricchiamo, personalmente e professionalmente, ma a fare la pallina da ping-pong a vita, o comunque per parecchio tempo, credo non ci si diverta nessuno. E ve lo dice una che ha fatto la pallina rimbalzina dai 22 ai 26 anni, fra università e lavori vari.
Quindi caro Monti, pensi a togliere di mezzo gli obbrobri contrattuali che oggi ci costringono a firmare, o meglio, che ci vediamo costretti a firmare per evitare di fare la fame. Mi riferisco ai contratti a progetto, ai contratti di consulenza, ai co.co.co e i chicchirichì, che fanno più danni che altro. Anche alle aziende, eh, mica solo a noi lavoratori dipendenti. Che pensate, che un turnover continuo sia una bella cosa? Certo, forse andartene ti conviene se hai trascorso sei mesi a fare le fotocopie in un'azienda multinazionale con migliaia di dipendenti, ma l'Italia è fatta di piccole e medie imprese, non ce lo dimentichiamo. Una volta che saremo rimasti solo con i contratti necessari all'attuale situazione delle imprese italiane e dei lavoratori, allora, e solo allora, signor (ops, scusi, dottor) Monti, potremo parlare del fatto che faccia bene o male fare più esperienze lavorative. Ne potremo parlare solo quando ci sarà restituita la libertà di scelta fra contratti di uguale valore che ci vengono offerti da aziende diverse in posti diversi. Troppo facile, sennò, non le pare?

martedì 24 gennaio 2012

quote of the day

"nascere sotto un bellissimo sole implacabile. avere 15 fratelli. trascorrere le giornate a giocare, cantare, ballare per scordare che c'è poco da mangiare. sperare che domani piovano dollari. perché dicono che i dollari fanno passare la fame. perché dicono che chi ha i dollari profumi di fiori. e non di pozzanghere asciutte. stancarsi di continuare a sperare. e partire. partire a vent'anni e arrivare a venticinque. dopo aver attraversato una grande paura blu oltremare. e vedere terre e genti bizzarre. cercare di imparare a ballare come loro, cantare come loro, giocare come loro. ma è difficile, perché loro non ballano, non cantano, non giocano. e finire col passare vent'anni a vendere occhiali da sole. sì perché questa gente bizzarra il sole non lo vuole vedere. stolti.

poi, un giorno qualunque, uno qualunque di loro viene a piantare una pallottola d'argento con la sua pistola d'argento nel tuo cuore. lui non sa perché l'ha fatto. tu sì: era geloso di te perché tu sapevi guardare il sole."

Sergio, il mio meraviglioso bassista dal cuore immenso.

domenica 22 gennaio 2012

w i pancakes


Stamattina mi sono svegliata con la voglia di pancakes, così mi sono cimentata nella preparazione di questi fantastici soffici dolcini panosi e tondini. E poi via di marmellata e Nutella! Forse avrei dovuto passare l'impasto col Bamix (è un frullino a mano con punte intercambiabili per mescolare varie cose) per togliere meglio i grumi, ma anche con il cucchiaio e la santa pazienza è andata bene.
Dunque, la ricetta originale vorrebbe che ci si mettesse un quintale di burro ma la parte salutista che c'è in me ha optato per una ricetta trovata sull'app Sale e Pepe che il mio boy ha nell'IPad che raccomanda invece l'uso dell'olio extravergine d'oliva.

Quindi, secondo questa ricetta, vi servono:

300 gr di farina
4 cucchiai rasi di lievito in polvere (un po' meno di una bustina)
1 uovo
olio extarvergine d'oliva
un pizzico di sale
mezzo litro di latte (io uso quello parzialmente scremato ma potete anche usare quello intero o alternativamente dello yogurt molto liquido)

Allora per cominciare setacciate la farina e il lievito in polvere in una terrina (insalatiera, dove vi pare, sappiate che è meglio che sia grandina), poi aggiungete un pizzico di sale, 3 cucchiai d'olio d'oliva, l'uovo che dovrete prima sbattere in un piccolo contenitore a parte, e il mezzo litro di latte.
A questo punto lavorate l'impasto con un cucchiaio, ma poi dovrete togliere i grumi della farina quindi o vi armate di pazienza e li schiacciate con la parte sotto del cucchiaio contro le pareti del recipiente via via che girate, o prendete un Bamix o simili e, stando attenti a non ricoprire le pareti della cucina di schizzi di impasto per pancakes, frullate finché i grumi non spariscono - ci vuole l'attrezzo giusto: per chi ha un bamix la punta da usare è quella a disco con i fori, altrimenti con un frullatore Braun o simili a velocità minima.

Fatto?

Bene.

Allora accendete un fornello a fuoco medio-alto, piazzateci sopra una padella antiaderente di medie dimensioni e aspettate un pochino che si riscaldi. A ogni pancakes che farete dovrete versare un po' d'olio sulla padella, non molto, quanto basta per non far attaccare il preparato.
I primi ci metteranno un po' di più a cuocere, mentre con gli ultimi dovrete stare attenti che non brucino perché la padella sarà caldissima! Quando versate il composto usate un ramaiolo e riempitelo, oppure, se volete fare dei pancakes di dimensioni un po' più contenute, 3/4 di ramaiolo vanno benissimo. Dopo un po' vedrete che a toccarlo si sposterà: a quel punto sollevatelo per controllare la cottura e se è marroncino potete girarlo e cuocerlo dall'altra parte.

Via via che si cuociono, dovrete impilare i pancakes su un piatto uno sopra l'altro: questo servirà a mantenerli caldi.

Serviteli poi con sciroppo d'acero, burro, Nutella, marmellata, miele d'acacia o altri mieli similmente liquidi, topping ai frutti di bosco, panna montata, yogurt. Sono ottimi anche con la frutta!

N.B. con la quantità di lievito indicata i pancakes diventeranno alti come nella foto sopra. Se li volete più bassi dovete ridurre la quantità di lievito e magari stare attenti alla quantità di impasto che mettete in padella e a come lo spanderete.

Buona colazione!