Quando la moglie di un mio carissimo amico mi parlò di questa coppetta "magica", ormai più di due anni or sono, mi sembrò una roba fantascientifica. Non ne avevo mai sentito parlare, e l'idea mi piacque subito per più motivi:
1) è ecologica: basta insozzare il mondo con migliaia di assorbenti!
2) è duratura: se tenuta bene, essendo fatta in silicone, dura svariati anni (anche una ventina)
3) si cambia soltanto 3 volte al giorno!!! Sì, avete capito bene.
4) non se ne avverte la presenza (e infatti c'è il rischio di dimenticarsi di cambiarla, mi è successo!)
5) è facilissima da inserire e, con un po' di pratica, anche da togliere
6) è disponibile in un sacco di bei colori! (può sembrare una stupidata ma, credetemi, quando siete lì avere a che fare con un oggetto colorato fa meno ospedale)
7) è piccola e discreta, la tenete nel suo apposito sacchettino e nessuno saprà cosa contiene
8) è facile da pulire e igienizzare
9) è economica! Nonostante, a seconda delle marche, il suo costo vari dai 15 ai 25 €, considerate che vi dura una vita!
Per capirne il funzionamento basta fare una breve ricerca su internet o direttamente sul sito ladycup.eu, ma non serve essere ingegnere per capirlo! Ovviamente per inserirla va piegata in due, e in quel modo diventa più o meno spessa come un dito. Il gambo si può tagliare, ma vi consiglio di non farlo perché quando il flusso è minore, diciamo verso il 4° giorno, tende a salire. Senza gambo non riuscirei a toglierla! Come ci sta che, invece, perché magari avete una conformazione fisica diversa dalla mia, che so, magari siete più piccole, il gambo vi torni scomodo e decidiate di tagliarlo tutto o anche solo una parte. Io comunque vi consiglio di provarla prima, perché soprattutto se avete le dita non troppo lunghe poi toglierla è dura! Con il gambo invece è piuttosto semplice, basta fare pressione con i muscoli ed è fatta. Ovviamente una volta tolta va sciacquata, e pulita bene sotto il getto dell'acqua soprattutto per non far otturare i forellini. Se volete potete disinfettarla ogni volta con delle salviettine igienizzanti, ma io non lo trovo indispensabile. Basta lavarla con acqua e con un detergente intimo o un sapone neutro. In viaggio cambiarla può risultare più scomodo, ma se contate che potete tenerla fino a 12 ore prima di svuotarla e reinserirla, in questo lasso di tempo ci sarà una volta che potrete chiudervi in un bagno! Altrimenti basta portarsi dietro una bottiglietta d'acqua e le salviettine e sciacquarla alla bene e meglio prima di poterlo fare con più calma prima di andare a letto.
A me è cambiata la vita, perlomeno in quei giorni! Sì, ok, ci sono i tampax che più o meno hanno la stessa funzione, ma provate ad andare in bagno con un tampax e ditemi se rimane bello al suo posto o se se ne va per i fatti suoi! Ogni volta va cambiato, quindi inquiniamo di più l'ambiente e ci irritiamo in continuazione le mucose. No no no no no. Tanto vale usare quelli esterni (che a me hanno causato pruriti insopportabili e candide).
Di coppette mestruali ne esistono di svariati tipi e marche, io ho scelto la LadyCup perché mi è stata caldamente consigliata, ma potete provare quella che volete, il funzionamento è il medesimo.
LadyCup fornisce due taglie, la S e la L. Io, che ho 29 anni ma ancora non ho partorito, ho scelto la S e mi trovo benissimo.
Provatela, datemi retta!
*the.dark.side.of.iLaMoOn*, ovvero il bello e il brutto del mio lato che non si vede. Ci trovate un po' di tutto, aspettatevi di tutto.
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lunedì 2 febbraio 2015
venerdì 19 dicembre 2014
Ricette cosmetiche: latte viso e corpo per pelli con dermatite
Questo latte viso/corpo è la mia prima emulsione realizzata in casa. Si tratta di un latte delicatissimo per chi ha pelli ultrasensibili e magari soffre anche di dermatite atopica o eczemi vari. L'ho realizzato per me perché in inverno ho sempre problemi di pelle, quando l'eczema sul corpo, quando la dermatite sulle mani, quando la faccia spellata e rossa.
Per ora lo sto utilizzando soltanto sul viso, anche perché la ricetta prevedeva un'emulsione risultante di 50 ml per cui un po' poco per farla durare se usata come crema corpo. Le ricette di aroma-zone, da cui ho preso questa, comunque in genere hanno quantità molto piccole per le creme corpo, massimo 100 ml con forse un paio di eccezioni di mousse e creme dense che arrivano anche a 400 ml. Forse perché comunque essendo prodotti naturali danno il loro meglio nei primissimi mesi di utilizzo, e hanno infatti scadenze medie dai 3 ai 6 mesi.
Questa crema per ora mi ha soddisfatta. Lascia la pelle estremamente morbida, non la aggredisce e immediatamente applicata dà quasi una sensazione di "prurito" tipica di quando si riattiva la circolazione. Dopo poco svanisce e lascia soltanto una sensazione di freschezza e idratazione profonda. Il merito è dell'urea, composto chimico così chiamato perché quando fu scoperto, nel '700, fu trovato proprio nell'urina umana. Questo composto chimico riesce ad entrare in profondità nella pelle, idratandola come poche altre sostanze sanno fare. L'unica pecca è che puzza un po' di ammoniaca, infatti dopo aver letto una recensione su aroma-zone di una ragazza che aveva fatto questa crema tempo fa e consigliava di tenerla in frigo per evitare che prendesse troppo calore, l'ho fatto anche io e devo dire che l'odore dell'ammoniaca si sente appena. Proprio perché è una crema nata per essere estremamente delicata, non vi sono profumazioni o oli essenziali e perciò l'odore dell'urea non può essere in nessun modo coperto o mitigato. Comunque ripeto, se tenuta in frigo non ci sono problemi.
La consistenza, essendo un latte (le emulsioni hanno varie consistenze, possono essere infatti suddivise in latti, creme, e creme più dense, che sono quasi "burrose") è molto liquida e si deve stare attenti a dosarla perché ne basta davvero pochissima per coprire tutto il viso.
Costo per fare un vasetto: 1,30 €
Tempo di realizzazione: 25/30 minuti
Durata della preparazione: 3 mesi
Per ora lo sto utilizzando soltanto sul viso, anche perché la ricetta prevedeva un'emulsione risultante di 50 ml per cui un po' poco per farla durare se usata come crema corpo. Le ricette di aroma-zone, da cui ho preso questa, comunque in genere hanno quantità molto piccole per le creme corpo, massimo 100 ml con forse un paio di eccezioni di mousse e creme dense che arrivano anche a 400 ml. Forse perché comunque essendo prodotti naturali danno il loro meglio nei primissimi mesi di utilizzo, e hanno infatti scadenze medie dai 3 ai 6 mesi.
Questa crema per ora mi ha soddisfatta. Lascia la pelle estremamente morbida, non la aggredisce e immediatamente applicata dà quasi una sensazione di "prurito" tipica di quando si riattiva la circolazione. Dopo poco svanisce e lascia soltanto una sensazione di freschezza e idratazione profonda. Il merito è dell'urea, composto chimico così chiamato perché quando fu scoperto, nel '700, fu trovato proprio nell'urina umana. Questo composto chimico riesce ad entrare in profondità nella pelle, idratandola come poche altre sostanze sanno fare. L'unica pecca è che puzza un po' di ammoniaca, infatti dopo aver letto una recensione su aroma-zone di una ragazza che aveva fatto questa crema tempo fa e consigliava di tenerla in frigo per evitare che prendesse troppo calore, l'ho fatto anche io e devo dire che l'odore dell'ammoniaca si sente appena. Proprio perché è una crema nata per essere estremamente delicata, non vi sono profumazioni o oli essenziali e perciò l'odore dell'urea non può essere in nessun modo coperto o mitigato. Comunque ripeto, se tenuta in frigo non ci sono problemi.
La consistenza, essendo un latte (le emulsioni hanno varie consistenze, possono essere infatti suddivise in latti, creme, e creme più dense, che sono quasi "burrose") è molto liquida e si deve stare attenti a dosarla perché ne basta davvero pochissima per coprire tutto il viso.
Costo per fare un vasetto: 1,30 €
Tempo di realizzazione: 25/30 minuti
Durata della preparazione: 3 mesi
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lunedì 8 dicembre 2014
Henné: una scelta naturale e intelligente
Oggi voglio scrivere del modo più naturale per colorarsi i capelli, che (non me ne vogliano i parrucchieri) dovrebbe secondo me diventare una consuetudine per tutti: l'Henné.
Ora, di questa pianta orientale usata da millenni per tingersi i capelli e decorare la pelle è stato scritto di tutto di più, quindi mi limiterò a informarvi in breve su come mai secondo me è bene usarlo, su qual è l'henné che uso io e come lo uso.
Perché l'henné? Secondo una statistica di cui sono venuta a conoscenza leggendo l'ultimo Lush Times, pare che negli ultimi 20 anni sia triplicato il numero delle persone che hanno sviluppato allergie da colorazioni chimiche ai capelli. Certo, è pure aumentato il numero di persone che ricorrono a questo tipo di tinte, e quindi c'è poco da stupirsi, ma perché ricorrere a colorazioni chimiche se possono farci male? Il responsabile nella stragrande maggioranza dei casi sembra essere la parafenilendiammina (o PPD), che serve sostanzialmente a far penetrare il colore nel capelli e a coprire così i capelli bianchi.
Il problema è che quando ci facciamo il colore ai capelli con tinte non naturali, e che quindi penetrano nei capelli e nel cuoio capelluto, dobbiamo pensare che è come se le mangiassimo: penetra tutto nell'epidermide e nel sangue. In passato (parlo di quando più o meno era giovane mia nonna) non erano rari infatti i casi di intossicazione anche grave a livello epatico e renale in seguito a colorazioni chimiche dei capelli.
L'henné invece cosa fa? Si limita ad avvolgere il capello di colore, senza penetrare in profondità nel cuoio capelluto, e difatti non è una colorazione permanente e nell'arco di 6 mesi viene completamente espulsa dai capelli - il colore invece scompare dopo circa 20/30 giorni, a seconda di quanto spesso ci si lava i capelli.
Io sono stata una fanatica del colore ai capelli, da quando avevo 15 anni fino a quasi un paio di anni fa mi sono scolorita e colorata i capelli, che ho portato davvero di tutte le lunghezze, tantissime volte. A un certo punto ho detto BASTA. Vuoi per la mia svolta ecobio, vuoi perché si erano ormai rovinati irreparabilmente, ho deciso di passare all'henné.
L'henné che uso e che ADORO è l'henné LUSH.
I colori disponibili sono: Come un sole rosso acceso, ideale per chi ha capelli biondi o castano chiari e li vuole di un bel rosso chiaro con effetto "rossa naturale"; Riflessi scarlatti è un po' più sul mogano, ideale per chi ha i capelli castani o castani scuri e gli vuole dare dei bei riflessi rossi; Caffé caffé, che rinforza e ravviva i castani spenti senza metterci troppo rosso; Tempo al Tempo, l'unico che copre i capelli bianchi, fatto con indigo che dà colore bruno e riflessi bluastri.
La cosa bella degli henné Lush è che, oltre all'henné, hanno anche ingredienti che vanno a nutrire in profondità il capello quali burro di cacao e oli essenziali.
Avendo capelli scuri e volendo coprire sì i capelli bianchi ma senza che diventino troppo rossi, metto un cubetto di Caffé Caffé è uno di Tempo al Tempo. Il risultato è un bel castano scuro con dei leggerissimi riflessi rossi che si notano soltanto sotto la luce, e capelli molto molto morbidi e nutriti.
Li porto corti a bob scalato quindi per me sono ok 2 cubetti, ma se li avete lunghi ci vogliono 3 o anche 4 cubetti, anche a seconda della quantità di capelli che avete.
I panetti di henné sono molto duri, quindi per tagliarli bene a piccoli pezzettini consiglio di passarli una decina di minuti in forno a 150/180 gradi giusto per ammorbidirli un po'. Sarà molto più semplice tagliarli. Se voglio un colore ancora più intenso, invece che scioglierli con acqua li sciolgo con tè nero forte e caldo e aggiungo un acido, come limone o aceto. Io di solito lo tengo in posa 2 ore e mezzo/tre, ma più lo tenete meglio è.
Per sciacquarlo è necessario usare shampoo con INCI verde, che non contengano siliconi o altri ingredienti brutti e cattivi :). Per togliere tutti i residui ci vogliono circa 4 "shampate".
Gli henné Lush costano 13,75 € a panetto, quindi se come me usate due cubetti farvi il colore vi costa ogni volta poco più di 3 €. Il loro costo è andato gradualmente aumentando, visto che sono diventati sempre più popolari e spero davvero che non aumenti più perché altrimenti avranno un difetto....
Oltre all'henné Lush, su consiglio di CarlitaDolce, tra una "hennata" e l'altra, per ravvivare il colore e per fare una bella e nutriente maschera ai capelli (che, vi assicuro, vi ringrazieranno!), applico un gloss composto da:
- 4 cucchiaini di Indigo (Indigofera argentea) Bio (io uso quello di AromaZone)
- 2 cucchiaini di cacao amaro
- 4 cucchiai di un balsamo con buon INCI (visto che ne dovrete usare una discreta quantità, vanno bene anche quelli da supermercato basta che non contengano siliconi, PEG e altre sostanze dannose. Quello all'avocado e karité della Garnier Ultra Dolce è perfetto)
- 4 gocce di olio essenziale di Rosmarino officinale
A me questa dose fa per due volte. Lo lasciate in posa una mezzoretta dopo la doccia e poi risciacquate.
IMPORTANTE: durante la preparazione dell'henné e del gloss, e comunque ogni qual volta che maneggiate composti in cui sono presenti questi ingredienti, non utilizzate utensili di metallo!!!
....GO GREEN!!!
Ora, di questa pianta orientale usata da millenni per tingersi i capelli e decorare la pelle è stato scritto di tutto di più, quindi mi limiterò a informarvi in breve su come mai secondo me è bene usarlo, su qual è l'henné che uso io e come lo uso.
Perché l'henné? Secondo una statistica di cui sono venuta a conoscenza leggendo l'ultimo Lush Times, pare che negli ultimi 20 anni sia triplicato il numero delle persone che hanno sviluppato allergie da colorazioni chimiche ai capelli. Certo, è pure aumentato il numero di persone che ricorrono a questo tipo di tinte, e quindi c'è poco da stupirsi, ma perché ricorrere a colorazioni chimiche se possono farci male? Il responsabile nella stragrande maggioranza dei casi sembra essere la parafenilendiammina (o PPD), che serve sostanzialmente a far penetrare il colore nel capelli e a coprire così i capelli bianchi.
Il problema è che quando ci facciamo il colore ai capelli con tinte non naturali, e che quindi penetrano nei capelli e nel cuoio capelluto, dobbiamo pensare che è come se le mangiassimo: penetra tutto nell'epidermide e nel sangue. In passato (parlo di quando più o meno era giovane mia nonna) non erano rari infatti i casi di intossicazione anche grave a livello epatico e renale in seguito a colorazioni chimiche dei capelli.
L'henné invece cosa fa? Si limita ad avvolgere il capello di colore, senza penetrare in profondità nel cuoio capelluto, e difatti non è una colorazione permanente e nell'arco di 6 mesi viene completamente espulsa dai capelli - il colore invece scompare dopo circa 20/30 giorni, a seconda di quanto spesso ci si lava i capelli.
Io sono stata una fanatica del colore ai capelli, da quando avevo 15 anni fino a quasi un paio di anni fa mi sono scolorita e colorata i capelli, che ho portato davvero di tutte le lunghezze, tantissime volte. A un certo punto ho detto BASTA. Vuoi per la mia svolta ecobio, vuoi perché si erano ormai rovinati irreparabilmente, ho deciso di passare all'henné.
L'henné che uso e che ADORO è l'henné LUSH.
I colori disponibili sono: Come un sole rosso acceso, ideale per chi ha capelli biondi o castano chiari e li vuole di un bel rosso chiaro con effetto "rossa naturale"; Riflessi scarlatti è un po' più sul mogano, ideale per chi ha i capelli castani o castani scuri e gli vuole dare dei bei riflessi rossi; Caffé caffé, che rinforza e ravviva i castani spenti senza metterci troppo rosso; Tempo al Tempo, l'unico che copre i capelli bianchi, fatto con indigo che dà colore bruno e riflessi bluastri.
La cosa bella degli henné Lush è che, oltre all'henné, hanno anche ingredienti che vanno a nutrire in profondità il capello quali burro di cacao e oli essenziali.
Avendo capelli scuri e volendo coprire sì i capelli bianchi ma senza che diventino troppo rossi, metto un cubetto di Caffé Caffé è uno di Tempo al Tempo. Il risultato è un bel castano scuro con dei leggerissimi riflessi rossi che si notano soltanto sotto la luce, e capelli molto molto morbidi e nutriti.
Li porto corti a bob scalato quindi per me sono ok 2 cubetti, ma se li avete lunghi ci vogliono 3 o anche 4 cubetti, anche a seconda della quantità di capelli che avete.
I panetti di henné sono molto duri, quindi per tagliarli bene a piccoli pezzettini consiglio di passarli una decina di minuti in forno a 150/180 gradi giusto per ammorbidirli un po'. Sarà molto più semplice tagliarli. Se voglio un colore ancora più intenso, invece che scioglierli con acqua li sciolgo con tè nero forte e caldo e aggiungo un acido, come limone o aceto. Io di solito lo tengo in posa 2 ore e mezzo/tre, ma più lo tenete meglio è.
Per sciacquarlo è necessario usare shampoo con INCI verde, che non contengano siliconi o altri ingredienti brutti e cattivi :). Per togliere tutti i residui ci vogliono circa 4 "shampate".
Gli henné Lush costano 13,75 € a panetto, quindi se come me usate due cubetti farvi il colore vi costa ogni volta poco più di 3 €. Il loro costo è andato gradualmente aumentando, visto che sono diventati sempre più popolari e spero davvero che non aumenti più perché altrimenti avranno un difetto....
Oltre all'henné Lush, su consiglio di CarlitaDolce, tra una "hennata" e l'altra, per ravvivare il colore e per fare una bella e nutriente maschera ai capelli (che, vi assicuro, vi ringrazieranno!), applico un gloss composto da:
- 4 cucchiaini di Indigo (Indigofera argentea) Bio (io uso quello di AromaZone)
- 2 cucchiaini di cacao amaro
- 4 cucchiai di un balsamo con buon INCI (visto che ne dovrete usare una discreta quantità, vanno bene anche quelli da supermercato basta che non contengano siliconi, PEG e altre sostanze dannose. Quello all'avocado e karité della Garnier Ultra Dolce è perfetto)
- 4 gocce di olio essenziale di Rosmarino officinale
A me questa dose fa per due volte. Lo lasciate in posa una mezzoretta dopo la doccia e poi risciacquate.
IMPORTANTE: durante la preparazione dell'henné e del gloss, e comunque ogni qual volta che maneggiate composti in cui sono presenti questi ingredienti, non utilizzate utensili di metallo!!!
....GO GREEN!!!
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venerdì 5 dicembre 2014
Quotes of the day: IL TAO
Rieccomi qua, ancora un volta e dopo diverso tempo a citare le parole di qualcun altro.
Stavolta l'autorevole fonte è Alan W. Watts, profondo conoscitore della cultura cinese e autore di un libro (sfortunatamente mai terminato, causa suo decesso, e continuato dal suo amico e collega Al Chung-liang Huang) intitolato IL TAO - la via dell'acqua che scorre.
Già prima di iniziare a frequentare un corso di Tai Chi Chuan (sono al secondo anno) avevo abbracciato la filosofia taoista, perché credo sia in grado di spiegare perfettamente e in maniera molto coerente il mondo che ci circonda e di cui facciamo parte. L'universo intero e noi stessi, l'uno lo specchio dell'altro.
Stavolta però non si può trattare semplicemente di quotare le frasi di un libro che mi sono rimaste più impresse, perché si tratta sì di un libro corto e apparentemente semplice, ma i concetti in esso espressi vanno interpretati con occhi abituati ai concetti del taoismo. Perciò nel mio piccolo, oltre a riportare qualche passo di questo fantastico volume, ne provo a dare una mia interpretazione.
"Se cerchiamo di insegnare ad un pesce che l'acqua è fisicamente composta da due parti di idrogeno ed una di ossigeno, il pesce si metterà a ridere".
Quando ho letto questa frase ho subito pensato all'errore madornale che facciamo noi occidentali (uno dei tanti): considerare la mente come un qualcosa di separato dal corpo. Ed è più o meno la causa di quasi tutti i nostri mali. Per i cinesi (e gli orientali in generale) non c'è niente di più stupido. Il paragone con il pesce e l'acqua calza alla perfezione. Qua ricordo che pensai: "il buon vecchio Alan Watts aveva capito che per spiegare il Tao non c'era niente di meglio che farlo, in parte, come lo avrebbe fatto un cinese". Mi è venuto il dubbio, sono tornata indietro (l'avevo iniziato il giorno prima) e ho visto che la premessa, da cui ho preso questa citazione, era in effetti proprio di Al Chung-liang Huang. :)
"[...] il maltrattamento dell'ambiente costituisce un danno per noi stessi - per la semplice ragione che soggetto ed oggetto non possono essere separati, e che noi con quanto ci circonda siamo il processo di una sfera unificata, che è quello che i cinesi chiamano Tao. [...] siamo inseparabili da questo genere di universo, e non esiste un altro posto dove stare".
Estensione a livello planetario di quanto sopra detto. Noi non siamo separati dall'ambiente. siamo un tutt'uno di energia sempre in movimento. Vi sparereste in un piede? Non credo. Tengo a sottolineare che quando Alan Watts scrive siamo negli anni '70 (anche fine '60).
"Non afferriamo facilmente il fatto che il vuoto è creativo, e che l'essere viene dal non-essere come il suono dal silenzio e la luce dallo spazio".
Eh... qua ce ne sarebbero da dire. Ma a me la prima cosa che è saltata in testa è stata la fisica quantistica e il suo bosone di Higgs (o "particella di Dio"), che pare che, dal vuoto-non-vuoto abbia fatto spuntare fuori tutto quello che vediamo adesso. Vi pare che i cinesi sono arrivati centinaia, migliaia di anni fa ai concetti a cui sono arrivati i fisici quantistici nel ventesimo/ventunesimo secolo? Io non lo trovo affatto strano.
"La visione yin-yang del mondo è serenamente ciclica. La fortuna e la sfortuna, la vita e la morte, sia su piccola che su larga scala, vanno e vengono continuamente senza un inizio ed una fine, e tutto il sistema viene protetto dalla monotonia per il fatto che, proprio nello stesso modo, il ricordare si alterna con il dimenticare".
Un altro dato che conferma che noi occidentali ci siamo allontanati dalla Natura e distaccati dal Mondo è la nostra concezione del tempo. Per noi tutto scorre in avanti, tutto è cronologico, le date storiche ce le inculcano in testa sin da piccoli come se fossero importanti come le fondamenta di una casa. Lo sono, per certi versi, è vero che bisogna imparare dal nostro passato. Il paradosso è che a noi il passato piace tanto, ci piace tanto piangerci addosso, ma non impariamo mai. Per i cinesi no, non funziona così. Il tempo è circolare, come le stagioni. La Natura funziona a cicli. La luna, le stagioni, il ciclo mestruale, e potrei continuare. Noi siamo troppo quadrati, troppo attenti ai dettagli ci facciamo sfuggire la visione generale, olistica di ciò che stiamo vivendo.
Ce ne sarebbero tante altre da fare, quindi forse ci tornerò su questo libro, che vi consiglio davvero di leggere. Il Taoismo non è una religione, anche se troppo spesso (e mi si rizzano tutti i peli del corpo!) lo sento definire così. E' molto più pratico e scientifico di quanto non si creda. E' la descrizione di ciò che veramente siamo, di ciò che noi occidentali dovremmo tornare ad essere.
Stavolta l'autorevole fonte è Alan W. Watts, profondo conoscitore della cultura cinese e autore di un libro (sfortunatamente mai terminato, causa suo decesso, e continuato dal suo amico e collega Al Chung-liang Huang) intitolato IL TAO - la via dell'acqua che scorre.
Già prima di iniziare a frequentare un corso di Tai Chi Chuan (sono al secondo anno) avevo abbracciato la filosofia taoista, perché credo sia in grado di spiegare perfettamente e in maniera molto coerente il mondo che ci circonda e di cui facciamo parte. L'universo intero e noi stessi, l'uno lo specchio dell'altro.
Stavolta però non si può trattare semplicemente di quotare le frasi di un libro che mi sono rimaste più impresse, perché si tratta sì di un libro corto e apparentemente semplice, ma i concetti in esso espressi vanno interpretati con occhi abituati ai concetti del taoismo. Perciò nel mio piccolo, oltre a riportare qualche passo di questo fantastico volume, ne provo a dare una mia interpretazione.
"Se cerchiamo di insegnare ad un pesce che l'acqua è fisicamente composta da due parti di idrogeno ed una di ossigeno, il pesce si metterà a ridere".
Quando ho letto questa frase ho subito pensato all'errore madornale che facciamo noi occidentali (uno dei tanti): considerare la mente come un qualcosa di separato dal corpo. Ed è più o meno la causa di quasi tutti i nostri mali. Per i cinesi (e gli orientali in generale) non c'è niente di più stupido. Il paragone con il pesce e l'acqua calza alla perfezione. Qua ricordo che pensai: "il buon vecchio Alan Watts aveva capito che per spiegare il Tao non c'era niente di meglio che farlo, in parte, come lo avrebbe fatto un cinese". Mi è venuto il dubbio, sono tornata indietro (l'avevo iniziato il giorno prima) e ho visto che la premessa, da cui ho preso questa citazione, era in effetti proprio di Al Chung-liang Huang. :)
"[...] il maltrattamento dell'ambiente costituisce un danno per noi stessi - per la semplice ragione che soggetto ed oggetto non possono essere separati, e che noi con quanto ci circonda siamo il processo di una sfera unificata, che è quello che i cinesi chiamano Tao. [...] siamo inseparabili da questo genere di universo, e non esiste un altro posto dove stare".
Estensione a livello planetario di quanto sopra detto. Noi non siamo separati dall'ambiente. siamo un tutt'uno di energia sempre in movimento. Vi sparereste in un piede? Non credo. Tengo a sottolineare che quando Alan Watts scrive siamo negli anni '70 (anche fine '60).
"Non afferriamo facilmente il fatto che il vuoto è creativo, e che l'essere viene dal non-essere come il suono dal silenzio e la luce dallo spazio".
Eh... qua ce ne sarebbero da dire. Ma a me la prima cosa che è saltata in testa è stata la fisica quantistica e il suo bosone di Higgs (o "particella di Dio"), che pare che, dal vuoto-non-vuoto abbia fatto spuntare fuori tutto quello che vediamo adesso. Vi pare che i cinesi sono arrivati centinaia, migliaia di anni fa ai concetti a cui sono arrivati i fisici quantistici nel ventesimo/ventunesimo secolo? Io non lo trovo affatto strano.
"La visione yin-yang del mondo è serenamente ciclica. La fortuna e la sfortuna, la vita e la morte, sia su piccola che su larga scala, vanno e vengono continuamente senza un inizio ed una fine, e tutto il sistema viene protetto dalla monotonia per il fatto che, proprio nello stesso modo, il ricordare si alterna con il dimenticare".
Un altro dato che conferma che noi occidentali ci siamo allontanati dalla Natura e distaccati dal Mondo è la nostra concezione del tempo. Per noi tutto scorre in avanti, tutto è cronologico, le date storiche ce le inculcano in testa sin da piccoli come se fossero importanti come le fondamenta di una casa. Lo sono, per certi versi, è vero che bisogna imparare dal nostro passato. Il paradosso è che a noi il passato piace tanto, ci piace tanto piangerci addosso, ma non impariamo mai. Per i cinesi no, non funziona così. Il tempo è circolare, come le stagioni. La Natura funziona a cicli. La luna, le stagioni, il ciclo mestruale, e potrei continuare. Noi siamo troppo quadrati, troppo attenti ai dettagli ci facciamo sfuggire la visione generale, olistica di ciò che stiamo vivendo.
Ce ne sarebbero tante altre da fare, quindi forse ci tornerò su questo libro, che vi consiglio davvero di leggere. Il Taoismo non è una religione, anche se troppo spesso (e mi si rizzano tutti i peli del corpo!) lo sento definire così. E' molto più pratico e scientifico di quanto non si creda. E' la descrizione di ciò che veramente siamo, di ciò che noi occidentali dovremmo tornare ad essere.
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giovedì 4 dicembre 2014
Scrubba che ti passa: il sapone nero e il suo guanto
Oggi voglio parlare di un sapone di cui non conoscevo l'esistenza fino a qualche mese fa, e che mi sta stupendo sempre più: il sapone nero del Marocco (o di hammam).
In realtà non è proprio nero, come si vede nella foto, ma ha più un color marrone/verde molto scuro. A me ricorda un po' la marmellata di prugne. E' fatto con il 100% di ingredienti naturali, ricavato dall'olio d'oliva e molto ricco di vitamina E (o tocoferolo) e acidi grassi.
Io non ho la vasca da bagno, ma lo uso sotto la doccia e devo dire che è un toccasana per la mia pelle ultrasecca. Nella maggior parte dei casi te lo forniscono con anche il guanto esfoliante (kassa), ma se non doveste trovarlo si trova facilmente nelle erboristerie più fornite oppure su internet. Io l'ho comprato da bioprofumeria.it e te ne forniscono una bella quantità (600 ml, prezzo 19,50 €) con anche il guanto esfoliante. Ne basta poco, e svolge egregiamente il suo lavoro.
Io lo uso in due modi:
- a mo' di impacco/maschera: prima mi insapono, poi lo lascio agire per qualche minuto (mentre, ad esempio, mi massaggio i capelli con lo shampoo) e risciacquo. Dopodiché passo il guanto esfoliante.
- guanto+sapone: non è il metodo classico e raccomandato, è semplicemente il mio metodo, e lo adotto quando ho fretta e non mi sto lavando i capelli. Consiste semplicemente nel passare con piccoli movimenti circolari il guanto su tutto il corpo assieme al sapone, precedentemente cosparso e "schiumato" sul guanto.
La consistenza è solido-gelatinosa, ma a contatto con l'acqua si fa subito cremoso.
Gli scrub sono di mille tipi - io li adoro, perché ho una pelle da coccodrillo, soprattutto dal ginocchio in giù e sulle braccia - se ne possono fare di casalinghi con zucchero, miele, limone e altri ingredienti idratanti ma anche con varianti "scrubbanti" come ad esempio i semi di fragola o i noccioli di oliva tritati (aroma-zone.com). Io amo particolarmente quelli in panetto, per la loro praticità di utilizzo, ma non disdegno metodi alternativi come appunto il sapone nero.
Lavarsi e basta non è sufficiente per togliere al meglio le cellule morte e far sì che la nostra pelle non sia soggetta a tutte quelle spiacevoli imperfezioni quali peli incarniti, punti neri e, per chi la pelle secca come la mia, squame! Quindi gente, scrubbatevi il più possibile, maschietti inclusi!
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lunedì 1 dicembre 2014
Shampoo solidi Lush: sì o no?
Torno ancora una volta sull'argomento Lush perché c'è un prodotto che mi sta particolarmente a cuore: gli shampoo solidi. Comodissimi soprattutto in viaggio, hanno un grande difetto: l'SLS, ovvero il sodium lauryl sulfate. Non so se la Lush lo usi perché altri tensioattivi non puliscono bene quando lo shampoo è in questa forma o se perché è più economico di altri, fatto sta che, nonostante sul biodizionario (www.biodizionario.it) questo tensioattivo abbia bollino verde perché biodegradabile, è fuori discussione che sia aggressivo.
Ora, aggressivo è ben diverso dal dire pericoloso, inquinante o cancerogeno, perciò io continuo ad acquistare gli shampoo solidi Lush perché li alterno a shampoo liquidi con tensioattivi migliori. Poi è tutto soggettivo! Se avete la cute particolarmente sensibile, non ve li consiglio, come non vi consiglio lo shampoo Big (liquido ma con SLS e sale grosso intero!), che lava e sgrassa meglio dell'acqua ragia ma è veramente troppo, troppo aggressivo.
A me non hanno dato problemi se alternati con shampoo liquidi, però ho notato che appunto, se usati in modo esclusivo, tendono a seccare i miei capelli già molto secchi o addirittura a farmi prudere la cute in periodi (estate) di lavaggi intensi e frequenti.
Poi ce ne sono di meglio e di peggio: i nuovi (Copperhead, Braziliant, Montalbano ecc) hanno INCI migliore rispetto ai vecchi. In particolare mi piange il cuore nel dover rinunciare a Godiva, shampoo davvero niente male ma con INCI veramente non accettabile.
Altra cosa è il tensioattivo SLES, sodium laureth sulfate. Questo non è amico dell'ambiente - non è biodegradabile, bollino giallo sul biodizionario - ma è meno aggressivo sui capelli e sulla cute, soprattutto se ben bilanciato (da una betaina, ad esempio, ma per più info su questo vi rimando a carlitadolce). La Lush non ne fa uso sugli shampoo solidi, mentre lo usa per il prodotto FUN (dove non è comunque opportunamente bilanciato).
Per rispondere quindi al quesito da me posto: cute sensibile e capelli secchi? Shampoo solidi Lush NO. Cute e capelli grassi, niente ipersensibilità o allergie varie a cosmetici? Shampoo solidi Lush SI, ma alternandoli sempre e comunque a shampoo liquidi meno aggressivi (o per nulla aggressivi, tanto meglio).
Io vado a periodi, al momento ho terminato Godiva che mai più ricomprerò e non so se passerò a un altro shampoo solido (soprattutto in vista dei miei 8 giorni a Londra durante la chiusura Natalizia) oppure no.. Se lo farò sicuramente sceglierò quello con l'INCI più soddisfacente e non lo userò più di una volta a settimana.
Resta comunque un prodotto utilissimo per chi viaggia spesso e con soltanto il bagaglio a mano, magari, oltre che un prodotto innovativo.
Ci sono comunque modi per farseli a casa (www.aroma-zone.com alla sezione delle ricette "shampooing barre", sotto "famille") usando tensioattivi meno feroci.
Buone lavate di testa!
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Siliconi? No grazie!
Mi sono convertita all'ecobio. E ci ho guadagnato in salute! Quando posso cerco di farmi i prodotti da me, quando no (principalmente per mancanza di tempo e di difficoltà nel reperire il materiale) li compro su internet solo da siti ecobio, che quindi vendono soltanto prodotti certificati ecobio.
Il che significa non solo amici della natura (ecologici e biologici) ma anche che contengono ingredienti naturali e non siliconi, PEG, paraffine di altro tipo, conservanti tipo parabeni, formaldeide e altre sostanze tossiche o cancerogene.
Per molto tempo sono stata Lush addicted, e ho comprato di tutto di più senza chiedermi troppo cosa ci fosse dentro ai prodotti. Ora ho iniziato a boicottare diversi prodotti, che a mio parere, oltre ad essere troppo costosi per quello che offrono, contengono sostanze decisamente poco naturali, spesso sostituibili con altre che hanno la stessa funzione (ma sono sicuramente più care per loro!) e potenzialmente dannose per pelle e capelli. Questo riguarda principalmente saponi (contengono l'EDTA) e le creme (contengono la triethanolamine, potenziale sviluppatrice delle cancerogene nitrosammine), anche se ci sono diversi shampoo che contengono tensioattivi poco delicati come il sodium laureth sulfate o il sodium lauryl sulfate, e sono davvero pochi quelli che a questo ingrediente (sempre ai primissimi posti) fanno seguire una betaina (che rende il prodotto accettabile perché in qualche modo contrasta l'aggressività del tensioattivo). La Lush ha comunque il pregio di non usare siliconi, perlomeno. Continuerò sicuramente ad acquistare gli oli da massaggio, con INCI verde e assolutamente eccezionali, e per la loro comodità anche alcuni shampoo solidi ovviando al problema del tensioattivo con l'alternarli a shampoo ecobio liquidi con tensioattivi di altro tipo. Anche FUN è un buon prodotto, nonostante il sodium laureth sulfate, però lo trovo un po' troppo caro. Le polverine (la special edition first snow, figli delle stelle ec) sono tutte ottime e verdi. Il mio prodotto preferito restano comunque i detergenti viso solidi (Aqua marina, Maisenza, Erbalibera e Angeli a fior di pelle) seppur carucci non me li faccio mai mancare, perché non contengono ingredienti dannosi e i soldi ce li spendo volentieri.
Abbandonando la Lush per il momento, attualmente sto rodando alcune marche ecobio. Per quanto riguarda il make-up trovo molto valide la Avril e la Benecos, sia perché appunto ecobio sia perché hanno costi decisamente inferiori alla media. Per farvi un esempio, un rossetto completamente ecobio della Avril costa dalle 7 alle 8 € a seconda di dove lo si acquista, mentre provate a guardare i prezzi dei rossetti della Lush e vi verrà un colpo.... Ok, la Kiko li fa a 2 o 3 €, ma provate a guardare gli ingredienti!
Sono assolutamente dipendente dal lucidalabbra Benecos "rose garden": colore eccezionale che si può modulare con una singola o più applicazioni, non è colloso e ha un profumo spaziale! Anche questo ha un costo che si aggira intorno alle 7 €.
Il che significa non solo amici della natura (ecologici e biologici) ma anche che contengono ingredienti naturali e non siliconi, PEG, paraffine di altro tipo, conservanti tipo parabeni, formaldeide e altre sostanze tossiche o cancerogene.
Per molto tempo sono stata Lush addicted, e ho comprato di tutto di più senza chiedermi troppo cosa ci fosse dentro ai prodotti. Ora ho iniziato a boicottare diversi prodotti, che a mio parere, oltre ad essere troppo costosi per quello che offrono, contengono sostanze decisamente poco naturali, spesso sostituibili con altre che hanno la stessa funzione (ma sono sicuramente più care per loro!) e potenzialmente dannose per pelle e capelli. Questo riguarda principalmente saponi (contengono l'EDTA) e le creme (contengono la triethanolamine, potenziale sviluppatrice delle cancerogene nitrosammine), anche se ci sono diversi shampoo che contengono tensioattivi poco delicati come il sodium laureth sulfate o il sodium lauryl sulfate, e sono davvero pochi quelli che a questo ingrediente (sempre ai primissimi posti) fanno seguire una betaina (che rende il prodotto accettabile perché in qualche modo contrasta l'aggressività del tensioattivo). La Lush ha comunque il pregio di non usare siliconi, perlomeno. Continuerò sicuramente ad acquistare gli oli da massaggio, con INCI verde e assolutamente eccezionali, e per la loro comodità anche alcuni shampoo solidi ovviando al problema del tensioattivo con l'alternarli a shampoo ecobio liquidi con tensioattivi di altro tipo. Anche FUN è un buon prodotto, nonostante il sodium laureth sulfate, però lo trovo un po' troppo caro. Le polverine (la special edition first snow, figli delle stelle ec) sono tutte ottime e verdi. Il mio prodotto preferito restano comunque i detergenti viso solidi (Aqua marina, Maisenza, Erbalibera e Angeli a fior di pelle) seppur carucci non me li faccio mai mancare, perché non contengono ingredienti dannosi e i soldi ce li spendo volentieri.
Abbandonando la Lush per il momento, attualmente sto rodando alcune marche ecobio. Per quanto riguarda il make-up trovo molto valide la Avril e la Benecos, sia perché appunto ecobio sia perché hanno costi decisamente inferiori alla media. Per farvi un esempio, un rossetto completamente ecobio della Avril costa dalle 7 alle 8 € a seconda di dove lo si acquista, mentre provate a guardare i prezzi dei rossetti della Lush e vi verrà un colpo.... Ok, la Kiko li fa a 2 o 3 €, ma provate a guardare gli ingredienti!
Sono assolutamente dipendente dal lucidalabbra Benecos "rose garden": colore eccezionale che si può modulare con una singola o più applicazioni, non è colloso e ha un profumo spaziale! Anche questo ha un costo che si aggira intorno alle 7 €.
Per quanto riguarda i cosmetici home-made ho scoperto a ottobre un sito, www.aroma-zone.com, purtroppo per chi non sa il francese proibitivo in quanto non hanno nemmeno contemplato una traduzione in inglese. E' davvero fornitissimo, non solo di materie prime ma anche di flaconi e di materiale per il dosaggio e la produzione vera e propria. Gli oli essenziali e vegetali, poi, hanno prezzi davvero ottimi.
I siti su cui acquisto i più svariati prodotti per ora sono mondevert e la bioprofumeria, ma ce ne sono tanti altri, basta che cerchiate bioecocosmesi su google e vi esce un mondo.
Il mio guru per l'ecobio è Carlita Dolce, provate a cercarla su youtube se vi interessa, è ferratissima in materia e capisce anche parecchio di chimica (se non ricordo male è tecnico di laboratorio biomedico) e ha anche un blog, www.carlitadolce.com. Da checkare e farsi un po' una cultura, se si vuole spendere poco ma avere risultati ottimi sia per la pelle che per i capelli.
Non è difficile, ve lo assicuro, per fare la maggior parte dei prodotti non serve essere chimici o avere chissà che esperienza in materia! Se ci riesco io ci riescono tutti!
Insomma, il succo è basta siliconi e sostanze che ci fanno solo male e che non valgono il prezzo che ci fanno pagare!
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lunedì 17 dicembre 2012
Giardinando
Quando ho visto i due giardini della nostra nuova casa, dove stiamo in affitto dai primi di novembre, ho avuto due reazioni contrastanti. La prima, di stupore. Stupore e meraviglia per il Trachelospermum jasminoides (o falso gelsomino, quello che profuma le strade dei paesini di mare), cresciuto così tanto da arrivare al tetto e che abbraccia un'intera parete in compagnia di altri rampicanti, come Hedera e Vitex. Ma anche per i grossi cespugli di Salvia officinalis e Rosmarinus officinalis Pyramidalis, i cui rametti ho già iniziato ad usare in cucina. Stupore e meraviglia c'erano anche per i 6 oleandri (Nerium oleander) di 3 metri che adornavano il bordo del giardino di fronte, proprio accanto al cancellino di ingresso. Ma li hanno potati prima che traslocassimo.
Altro stupore per la Cordyline indivisa (o Dracena, volgarmente), anche lei sui 3 metri e dalle tante chiome, che sembra voler abbracciare il giardino sul retro dove regnano 3 limoni in vaso, due giuggioli (Ziziphus ziziphus), la Dicondra (Dichondra repens) e.....
......il pratino all'inglese. Proprio come nel giardino di fronte, tra l'altro.
Ecco la seconda reazione. Non di stupore o meraviglia, ma di fastidio. Un pratino all'inglese in Maremma vuol dire litri e litri d'acqua d'innaffiatura. Per una attenta agli sprechi, non è proprio il massimo.
La cana ha già scavato un paio di buche (e si è già beccata sonore brontolate che entrano da un orecchio escono dall'altro). Una sulla dichondra (la ucciderei!!!) e una in pieno pratino inglese. Di quella quasi quasi ero contenta. Così toglie l'erba e io a marzo, imperterrita, ci pianto la Dichondra. L'ideale sarebbe un bel prato di Phyla nodiflora (o Lippia, o Wittadinia), che non si taglia e non si annaffia e fa dei deliziosi fioricini mieliferi. Ma dovrei sbudellare tutto il giardino e non credo che la cana apprezzerebbe le api.
Se non avete mai visto la Lippia, eccola qui.
Perché sprecare litri e litri d'acqua per mantenere un prato che non è fatto per stare nell'aridità e nell'afa della Maremma?
Non è meglio dotarsi di piante che sopravvivono in questo clima senza sforzo?
Altro stupore per la Cordyline indivisa (o Dracena, volgarmente), anche lei sui 3 metri e dalle tante chiome, che sembra voler abbracciare il giardino sul retro dove regnano 3 limoni in vaso, due giuggioli (Ziziphus ziziphus), la Dicondra (Dichondra repens) e.....
......il pratino all'inglese. Proprio come nel giardino di fronte, tra l'altro.
Ecco la seconda reazione. Non di stupore o meraviglia, ma di fastidio. Un pratino all'inglese in Maremma vuol dire litri e litri d'acqua d'innaffiatura. Per una attenta agli sprechi, non è proprio il massimo.
La cana ha già scavato un paio di buche (e si è già beccata sonore brontolate che entrano da un orecchio escono dall'altro). Una sulla dichondra (la ucciderei!!!) e una in pieno pratino inglese. Di quella quasi quasi ero contenta. Così toglie l'erba e io a marzo, imperterrita, ci pianto la Dichondra. L'ideale sarebbe un bel prato di Phyla nodiflora (o Lippia, o Wittadinia), che non si taglia e non si annaffia e fa dei deliziosi fioricini mieliferi. Ma dovrei sbudellare tutto il giardino e non credo che la cana apprezzerebbe le api.
Se non avete mai visto la Lippia, eccola qui.
Perché sprecare litri e litri d'acqua per mantenere un prato che non è fatto per stare nell'aridità e nell'afa della Maremma?
Non è meglio dotarsi di piante che sopravvivono in questo clima senza sforzo?
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