Buonasera
Oggi mi sento ispirata per scrivere a proposito di quelle canzoni che in questo periodo mi girano in testa, sempre 3 come di consueto di cui la terza quella che in questi giorni mi ritrovo a canticchiare.
La numero uno della lista è un brano che io e Lui ci ritroviamo sempre a canticchiare insieme, ovvero Renegades degli X Ambassadors. Da quando non lavoriamo più insieme mi mancano molto i momenti che condividevamo quotidianamente, e quando mi capita alla radio questo pezzo mi strappa sempre un sorriso.
"Running wild and running free
Two kids, you and me"
E poi al secondo posto ma non per importanza lei, breve ma intensa, quasi un intermezzo tra brani apparentemente più imponenti, Vera, perla del secondo disco di The Wall dei Pink Floyd. Mi sono ritrovata a piangerci su al cinema guardando Roger Waters - The Wall, anche perché il brano è stato sapientemente associato a scorci di video in cui soldati, genitori, vanno a trovare i figli a scuola a sorpresa. Ho poi scoperto, nella chiacchierata tra Waters e Mason in fondo al film, che Vera è il brano di The Wall a cui Waters è più affezionato.
Infine, il brano che canticchio più spesso (complice il fatto che, dopo una breve pausa di un mesetto, ho rimesso il disco nello stereo in macchina e adesso suona a ruota e non riesco più a toglierlo) è Happy Returns di Steven Wilson, in Hand.Cannot.Erase., ultimo e pluripremiato album che amo alla follia. Non è il mio brano preferito, anche se è difficile per me stabilire quale lo sia, per Steven come per altri artisti del suo genere (anche se lui è quasi un genere a parte!) spezzare gli album in più brani è un controsenso, ma Happy Returns è il primo che suono quando prendo in mano la chitarra, il primo che mi viene in mente quando la testa si svuota dai problemi, il primo che canticchio quando vado in solitudine verso la macchina verso un'altra giornata.
Thanks for reading
Take care
xx
*the.dark.side.of.iLaMoOn*, ovvero il bello e il brutto del mio lato che non si vede. Ci trovate un po' di tutto, aspettatevi di tutto.
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martedì 6 ottobre 2015
mercoledì 30 settembre 2015
Roger Waters - The Wall. Un'altra prospettiva.
Ieri sera sono andata a godermi per la terza volta The Wall by Roger Waters, stavolta in versione cinematografica, e dico per la terza perché il concerto lo avevo visto dal vivo a Milano sugli spalti e a Roma sul parterre, e questa al cinema è stata un'esperienza molto interessante. Non solo per gli intermezzi narrativi di Roger che se ne va in giro per tombe e memoriali tra Francia, Inghilterra e Italia, davvero piacevoli e ben realizzati dal punto di vista della regia e anche ben interpretati da Roger stesso, ma anche per alcune particolari immagini che devo dire hanno soddisfatto la mia curiosità. Queste immagini riguardano il gruppo che suona dietro il muro una volta che questo è stato eretto, in particolare durante Hey You, ma anche alla fine del concerto quando la band intona le ultime battute di Outside the wall da dietro le quinte, sul palco solamente Roger e Dave Kilminster. Dal vivo si sente la musica ma la band non si vede, e queste riprese sono state davvero una piacevole aggiunta alle immagini del concerto.
Il concerto... Definirlo così è quantomeno riduttivo. Si tratta di un'opera vera e propria, un viaggio che rapisce ogni parte dello spettatore. Non pensavo che al cinema avrei di nuovo pianto sulle note di Mother, su Vera Lynn, su Comfortably Numb. Solo che a questo punto non so se ho pianto perché ho rivissuto il concerto, in quel momento, oppure se una persona che avesse visto soltanto il film (dotata però come me di grande sensibilità e amore verso i Floyd) avrebbe avuto la stessa reazione, o comunque almeno i brividi. Questo non posso saperlo, so però che il film è geniale, per i passaggi dalla narrazione al concerto e viceversa, per le atmosfere create, e last but not least la chicca dopo i titoli di coda: una chiacchierata tra Waters e Mason seduti al tavolo di un ristorante con di fronte una pila di foglietti di carta con su scritte le domande poste dai fan su internet. Una delle parti che mi è più piaciuta, ho riso davvero tanto perché l'humour di quei due messi insieme è straordinario. E poi, da fan sfegatata dei Floyd che sono, mi fa sempre molto piacere vederli insieme (anche se non TUTTI insieme, ovviamente).
Grazie ancora Roger, per un'altra perla - e grazie anche a Sean Evans, che ha scritto e diretto il film con Waters e ha indubbiamente svolto un lavoro incredibile.
Il concerto... Definirlo così è quantomeno riduttivo. Si tratta di un'opera vera e propria, un viaggio che rapisce ogni parte dello spettatore. Non pensavo che al cinema avrei di nuovo pianto sulle note di Mother, su Vera Lynn, su Comfortably Numb. Solo che a questo punto non so se ho pianto perché ho rivissuto il concerto, in quel momento, oppure se una persona che avesse visto soltanto il film (dotata però come me di grande sensibilità e amore verso i Floyd) avrebbe avuto la stessa reazione, o comunque almeno i brividi. Questo non posso saperlo, so però che il film è geniale, per i passaggi dalla narrazione al concerto e viceversa, per le atmosfere create, e last but not least la chicca dopo i titoli di coda: una chiacchierata tra Waters e Mason seduti al tavolo di un ristorante con di fronte una pila di foglietti di carta con su scritte le domande poste dai fan su internet. Una delle parti che mi è più piaciuta, ho riso davvero tanto perché l'humour di quei due messi insieme è straordinario. E poi, da fan sfegatata dei Floyd che sono, mi fa sempre molto piacere vederli insieme (anche se non TUTTI insieme, ovviamente).
Grazie ancora Roger, per un'altra perla - e grazie anche a Sean Evans, che ha scritto e diretto il film con Waters e ha indubbiamente svolto un lavoro incredibile.
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