Sono una persona molto solare.
O almeno questo è quello che mi dicono. Di certo lo sono se paragonata a una persona musona e sempre seria, ma probabilmente anche se paragonata alla media delle persone. Diciamo che sono abbastanza un raggetto di sole.
Questo perché prima di tutto è una questione di carattere: mia nonna racconta spesso di come, da bambina molto piccola, nonostante sapessi che per colazione mi aspettasse minestra di patate e carote (è stato così per molto tempo a causa di una mia brutta reazione al vaccino antipolio) la prima cosa che facevo era sorriderle. E rimanevo gioiosa per l'intera giornata.
Quindi ok, gran parte della mia solarità è proprio un fatto caratteriale, ma sono comunque fermamente convinta che dovremmo sorridere ogni giorno e quindi quando mi viene da sorridere e da ridere non mi trattengo (quasi) mai dal farlo. Non ricordo chi disse che un giorno senza ridere è un giorno sprecato, ma aveva pienamente ragione. Fanculo alle rughe di espressione, io le ho proprio nei punti in cui il viso si piega per sorridere e ne vado fiera.
Molti di questi tempi sono depressi e schiacciati dal peso della crisi, e capisco che per tanti sia una vera tragedia perché magari si ritrovano sotto un ponte o, poco meno, a dover decidere se in fondo al mese pagare l'affitto o le bollette. Parlando però della fetta di italiani che si lamentano per lamentarsi, o comunque che non riversano nelle condizioni sopra citate, forse dovrebbero farsi una domanda: a che mi serve lamentarmi? A niente, anzi ad essere esatti serve solo ed esclusivamente ad attirare altre negatività (oltre a rompere le balle a chi ascolta e a trascinarlo nel vortice di pessimismo da cui escono le lamentele).
Come tutti in adolescenza ho passato un periodo difficile e per me forse il peggiore, gli anni della scuola non li ricordo per niente volentieri ed è stato forse l'unico periodo della mia vita in cui vedevo tutto nero. Non mi lamentavo, però, mi tenevo tutto dentro. Ho sempre pensato che, al di là dell'amica che si offre di accettare i tuoi sfoghi momentanei perché magari la prossima volta farai lo stesso con lei, agli altri non interessi affatto delle mie paturnie e della mia momentanea depressione e scontentezza nei confronti della vita, e che anzi, molto spesso, queste lamentele rendano gli altri felici della mia infelicità.
Ultimamente ho ridotto il problema alla radice: sono felice. O meglio, ho scelto di essere infelice il meno possibile e di concentrarmi sulle cose positive che ogni giorno la vita mi regala. Questo mi ha dato la possibilità di compiere scelte impegnative e dolorose senza farmi male più di tanto.
Ma torniamo al sorriso e al riso. Viene da sé che se una persona emana gioia non si trattenga dal ridere quando deve, non neghi un sorriso al primo che incontra appena esce di casa, affronti la vita a cuore aperto e con leggerezza. La leggerezza che intendo io è la leggerezza taoista, non la leggerezza nella sua accezione non proprio positiva come sinonimo di frivolezza. La leggerezza di spirito è quella che ci porta ad affrontare i problemi e anche le disgrazie della vita nella maniera corretta. Certo non è semplice da raggiungere, e anche per me che caratterialmente sono abbastanza "leggera" e solare, a volte è difficile non disperarmi o non perdermi in lamentele inutili. Ci provo lo stesso, però, a contrastare la tentazione di essere negativa. E ci provo proprio con un sorriso.
(Castiglione della Pescaia, estate 2005, pic by my friend Matteo R.)
*the.dark.side.of.iLaMoOn*, ovvero il bello e il brutto del mio lato che non si vede. Ci trovate un po' di tutto, aspettatevi di tutto.
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sabato 7 novembre 2015
venerdì 13 febbraio 2015
Senza forze
Non so cosa mi succede. E' un periodo (diciamo da inizio anno) che mi sento come svuotata di ogni forza. Lo sento la mattina quando mi alzo, quando neanche colazione e caffè riescono a svegliarmi, lo sento a lavoro, dove non riesco a concentrarmi mai al massimo, lo sento la sera, quando alle nove già dormirei, lo sento quando pratico Tai Chi Chuan, che normalmente mi dà forza e adesso mi sfianca, infatti neanche i Chi kung riescono più nel loro intento. Vengo da un periodo difficile e stressante non ancora finito e in continuo peggioramento (lavorativamente parlando), nonché da un trasloco appena affrontato (tra l'altro il giorno in cui ho dovuto pulire tutta la casa e portare via le ultime cose ero al secondo giorno di ciclo, e io in quei giorni dal dolore non sto in piedi). Siamo senza fissa dimora che possa dirsi nostra, in quanto al momento viviamo con i suoi in una minuscola cameretta con la roba stipata nelle scatole tra casa e garage. E menomale che ci sono i suoi vicini, altrimenti non so dove saremmo andati a sbattere la testa.
Ma non sto certo qui a lamentarmi di quello che mi succede, i problemi ci sono tutti i giorni nella vita, solo che non capisco perché il mio corpo si sia in qualche modo "addormentato", indebolito, affaticato senza accenni di ripresa. Non ho intenzione di impasticcarmi più del dovuto, già sto prendendo i miei soliti aiuti naturali e non voglio prendere altro.
A volte mi rimane difficile distinguere tra un male psicosomatico e una semplice stanchezza prolungata. Forse è più una stanchezza mentale che poi inevitabilmente si riflette sul corpo (corpo e mente sono la stessa cosa, mi insegna il taoismo). Quella mentale c'è sicuramente, visto che faccio fatica a ricordare cose che prima memorizzavo in un lampo, non riesco più bene a seguire discorsi prolungati, non riesco più a leggere con concentrazione. E' come se non fossi più io, me la prendo per tutto, mi intristisco con nulla e sorrido molto meno. Come se fossi perennemente sotto antidolorifici, intorpidita. Sorrido con Lui. Il mio amore grande, Lui sì che mi fa ridere. E se n'è accorto che sto male, anche se non me lo fa notare perché sa quanto mi irriti non essere al 100%. A volte penso a quanto sono fortunata ad averlo incontrato. Ci penso più che a volte, diciamo che ci penso tutti i giorni, ogni volta in cui fa qualcosa di carino per me. Spero anche grazie a Lui di uscire presto da questo stato di torpore e malessere, per tornare ad essere degna del mio nome, Ilaria, colei che è allegra.
Ma non sto certo qui a lamentarmi di quello che mi succede, i problemi ci sono tutti i giorni nella vita, solo che non capisco perché il mio corpo si sia in qualche modo "addormentato", indebolito, affaticato senza accenni di ripresa. Non ho intenzione di impasticcarmi più del dovuto, già sto prendendo i miei soliti aiuti naturali e non voglio prendere altro.
A volte mi rimane difficile distinguere tra un male psicosomatico e una semplice stanchezza prolungata. Forse è più una stanchezza mentale che poi inevitabilmente si riflette sul corpo (corpo e mente sono la stessa cosa, mi insegna il taoismo). Quella mentale c'è sicuramente, visto che faccio fatica a ricordare cose che prima memorizzavo in un lampo, non riesco più bene a seguire discorsi prolungati, non riesco più a leggere con concentrazione. E' come se non fossi più io, me la prendo per tutto, mi intristisco con nulla e sorrido molto meno. Come se fossi perennemente sotto antidolorifici, intorpidita. Sorrido con Lui. Il mio amore grande, Lui sì che mi fa ridere. E se n'è accorto che sto male, anche se non me lo fa notare perché sa quanto mi irriti non essere al 100%. A volte penso a quanto sono fortunata ad averlo incontrato. Ci penso più che a volte, diciamo che ci penso tutti i giorni, ogni volta in cui fa qualcosa di carino per me. Spero anche grazie a Lui di uscire presto da questo stato di torpore e malessere, per tornare ad essere degna del mio nome, Ilaria, colei che è allegra.
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venerdì 5 dicembre 2014
Quotes of the day: IL TAO
Rieccomi qua, ancora un volta e dopo diverso tempo a citare le parole di qualcun altro.
Stavolta l'autorevole fonte è Alan W. Watts, profondo conoscitore della cultura cinese e autore di un libro (sfortunatamente mai terminato, causa suo decesso, e continuato dal suo amico e collega Al Chung-liang Huang) intitolato IL TAO - la via dell'acqua che scorre.
Già prima di iniziare a frequentare un corso di Tai Chi Chuan (sono al secondo anno) avevo abbracciato la filosofia taoista, perché credo sia in grado di spiegare perfettamente e in maniera molto coerente il mondo che ci circonda e di cui facciamo parte. L'universo intero e noi stessi, l'uno lo specchio dell'altro.
Stavolta però non si può trattare semplicemente di quotare le frasi di un libro che mi sono rimaste più impresse, perché si tratta sì di un libro corto e apparentemente semplice, ma i concetti in esso espressi vanno interpretati con occhi abituati ai concetti del taoismo. Perciò nel mio piccolo, oltre a riportare qualche passo di questo fantastico volume, ne provo a dare una mia interpretazione.
"Se cerchiamo di insegnare ad un pesce che l'acqua è fisicamente composta da due parti di idrogeno ed una di ossigeno, il pesce si metterà a ridere".
Quando ho letto questa frase ho subito pensato all'errore madornale che facciamo noi occidentali (uno dei tanti): considerare la mente come un qualcosa di separato dal corpo. Ed è più o meno la causa di quasi tutti i nostri mali. Per i cinesi (e gli orientali in generale) non c'è niente di più stupido. Il paragone con il pesce e l'acqua calza alla perfezione. Qua ricordo che pensai: "il buon vecchio Alan Watts aveva capito che per spiegare il Tao non c'era niente di meglio che farlo, in parte, come lo avrebbe fatto un cinese". Mi è venuto il dubbio, sono tornata indietro (l'avevo iniziato il giorno prima) e ho visto che la premessa, da cui ho preso questa citazione, era in effetti proprio di Al Chung-liang Huang. :)
"[...] il maltrattamento dell'ambiente costituisce un danno per noi stessi - per la semplice ragione che soggetto ed oggetto non possono essere separati, e che noi con quanto ci circonda siamo il processo di una sfera unificata, che è quello che i cinesi chiamano Tao. [...] siamo inseparabili da questo genere di universo, e non esiste un altro posto dove stare".
Estensione a livello planetario di quanto sopra detto. Noi non siamo separati dall'ambiente. siamo un tutt'uno di energia sempre in movimento. Vi sparereste in un piede? Non credo. Tengo a sottolineare che quando Alan Watts scrive siamo negli anni '70 (anche fine '60).
"Non afferriamo facilmente il fatto che il vuoto è creativo, e che l'essere viene dal non-essere come il suono dal silenzio e la luce dallo spazio".
Eh... qua ce ne sarebbero da dire. Ma a me la prima cosa che è saltata in testa è stata la fisica quantistica e il suo bosone di Higgs (o "particella di Dio"), che pare che, dal vuoto-non-vuoto abbia fatto spuntare fuori tutto quello che vediamo adesso. Vi pare che i cinesi sono arrivati centinaia, migliaia di anni fa ai concetti a cui sono arrivati i fisici quantistici nel ventesimo/ventunesimo secolo? Io non lo trovo affatto strano.
"La visione yin-yang del mondo è serenamente ciclica. La fortuna e la sfortuna, la vita e la morte, sia su piccola che su larga scala, vanno e vengono continuamente senza un inizio ed una fine, e tutto il sistema viene protetto dalla monotonia per il fatto che, proprio nello stesso modo, il ricordare si alterna con il dimenticare".
Un altro dato che conferma che noi occidentali ci siamo allontanati dalla Natura e distaccati dal Mondo è la nostra concezione del tempo. Per noi tutto scorre in avanti, tutto è cronologico, le date storiche ce le inculcano in testa sin da piccoli come se fossero importanti come le fondamenta di una casa. Lo sono, per certi versi, è vero che bisogna imparare dal nostro passato. Il paradosso è che a noi il passato piace tanto, ci piace tanto piangerci addosso, ma non impariamo mai. Per i cinesi no, non funziona così. Il tempo è circolare, come le stagioni. La Natura funziona a cicli. La luna, le stagioni, il ciclo mestruale, e potrei continuare. Noi siamo troppo quadrati, troppo attenti ai dettagli ci facciamo sfuggire la visione generale, olistica di ciò che stiamo vivendo.
Ce ne sarebbero tante altre da fare, quindi forse ci tornerò su questo libro, che vi consiglio davvero di leggere. Il Taoismo non è una religione, anche se troppo spesso (e mi si rizzano tutti i peli del corpo!) lo sento definire così. E' molto più pratico e scientifico di quanto non si creda. E' la descrizione di ciò che veramente siamo, di ciò che noi occidentali dovremmo tornare ad essere.
Stavolta l'autorevole fonte è Alan W. Watts, profondo conoscitore della cultura cinese e autore di un libro (sfortunatamente mai terminato, causa suo decesso, e continuato dal suo amico e collega Al Chung-liang Huang) intitolato IL TAO - la via dell'acqua che scorre.
Già prima di iniziare a frequentare un corso di Tai Chi Chuan (sono al secondo anno) avevo abbracciato la filosofia taoista, perché credo sia in grado di spiegare perfettamente e in maniera molto coerente il mondo che ci circonda e di cui facciamo parte. L'universo intero e noi stessi, l'uno lo specchio dell'altro.
Stavolta però non si può trattare semplicemente di quotare le frasi di un libro che mi sono rimaste più impresse, perché si tratta sì di un libro corto e apparentemente semplice, ma i concetti in esso espressi vanno interpretati con occhi abituati ai concetti del taoismo. Perciò nel mio piccolo, oltre a riportare qualche passo di questo fantastico volume, ne provo a dare una mia interpretazione.
"Se cerchiamo di insegnare ad un pesce che l'acqua è fisicamente composta da due parti di idrogeno ed una di ossigeno, il pesce si metterà a ridere".
Quando ho letto questa frase ho subito pensato all'errore madornale che facciamo noi occidentali (uno dei tanti): considerare la mente come un qualcosa di separato dal corpo. Ed è più o meno la causa di quasi tutti i nostri mali. Per i cinesi (e gli orientali in generale) non c'è niente di più stupido. Il paragone con il pesce e l'acqua calza alla perfezione. Qua ricordo che pensai: "il buon vecchio Alan Watts aveva capito che per spiegare il Tao non c'era niente di meglio che farlo, in parte, come lo avrebbe fatto un cinese". Mi è venuto il dubbio, sono tornata indietro (l'avevo iniziato il giorno prima) e ho visto che la premessa, da cui ho preso questa citazione, era in effetti proprio di Al Chung-liang Huang. :)
"[...] il maltrattamento dell'ambiente costituisce un danno per noi stessi - per la semplice ragione che soggetto ed oggetto non possono essere separati, e che noi con quanto ci circonda siamo il processo di una sfera unificata, che è quello che i cinesi chiamano Tao. [...] siamo inseparabili da questo genere di universo, e non esiste un altro posto dove stare".
Estensione a livello planetario di quanto sopra detto. Noi non siamo separati dall'ambiente. siamo un tutt'uno di energia sempre in movimento. Vi sparereste in un piede? Non credo. Tengo a sottolineare che quando Alan Watts scrive siamo negli anni '70 (anche fine '60).
"Non afferriamo facilmente il fatto che il vuoto è creativo, e che l'essere viene dal non-essere come il suono dal silenzio e la luce dallo spazio".
Eh... qua ce ne sarebbero da dire. Ma a me la prima cosa che è saltata in testa è stata la fisica quantistica e il suo bosone di Higgs (o "particella di Dio"), che pare che, dal vuoto-non-vuoto abbia fatto spuntare fuori tutto quello che vediamo adesso. Vi pare che i cinesi sono arrivati centinaia, migliaia di anni fa ai concetti a cui sono arrivati i fisici quantistici nel ventesimo/ventunesimo secolo? Io non lo trovo affatto strano.
"La visione yin-yang del mondo è serenamente ciclica. La fortuna e la sfortuna, la vita e la morte, sia su piccola che su larga scala, vanno e vengono continuamente senza un inizio ed una fine, e tutto il sistema viene protetto dalla monotonia per il fatto che, proprio nello stesso modo, il ricordare si alterna con il dimenticare".
Un altro dato che conferma che noi occidentali ci siamo allontanati dalla Natura e distaccati dal Mondo è la nostra concezione del tempo. Per noi tutto scorre in avanti, tutto è cronologico, le date storiche ce le inculcano in testa sin da piccoli come se fossero importanti come le fondamenta di una casa. Lo sono, per certi versi, è vero che bisogna imparare dal nostro passato. Il paradosso è che a noi il passato piace tanto, ci piace tanto piangerci addosso, ma non impariamo mai. Per i cinesi no, non funziona così. Il tempo è circolare, come le stagioni. La Natura funziona a cicli. La luna, le stagioni, il ciclo mestruale, e potrei continuare. Noi siamo troppo quadrati, troppo attenti ai dettagli ci facciamo sfuggire la visione generale, olistica di ciò che stiamo vivendo.
Ce ne sarebbero tante altre da fare, quindi forse ci tornerò su questo libro, che vi consiglio davvero di leggere. Il Taoismo non è una religione, anche se troppo spesso (e mi si rizzano tutti i peli del corpo!) lo sento definire così. E' molto più pratico e scientifico di quanto non si creda. E' la descrizione di ciò che veramente siamo, di ciò che noi occidentali dovremmo tornare ad essere.
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